Collio, dove il vino è re

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Una serie ininterrotta di colline, protette a Nord da montagne e boschi digradanti, a Sud, verso il mare che un tempo le ricopriva e che ha lasciato un terreno in cui le marne si alternano, strato dopo strato, alle arenarie. Stiamo descrivendo un luogo ideale per le vigne, ma stiamo descrivendo anche un territorio reale, il Collio goriziano, poco più di 1.500 ettari dove si producono vini bianchi di tale qualità che possono invecchiare come quelli rossi.

Il Collio è un'area geografica collinare che si estende tra il fiume Isonzo e il suo affluente di destra, fiume Iudrio, delimitata a Sud dalla pianura friulana e a Nord dalle frazioni di Mernico (Dolegna del Collio), Cobaler (Canale d'Isonzo) e Lasizze (Canale d'Isonzo), è divisa tra Italia e Slovenia.

Ci cresce talmente bene, la vite, da queste parti, che vi viene coltivata da ben più di 2mila anni, in quantitativi sufficienti non alle necessità locali, bensì a quelle di una buona fetta d’Europa.

Un aneddoto storico ci dà la misura di quest’abbondanza: nel III secolo dopo Cristo l’imperatore Massimino, in testa alle legioni che dovevano stringere d’assedio Aquileia, si trovò, proprio qui, di fronte a un ostacolo imprevisto, il fiume Isonzo.

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Ebbene, Massimino non ebbe che da svuotare (con grande gaudio delle sue truppe, immaginiamo) botti e tini ammassati dai viticoltori del posto per avere a disposizione il legname necessario alla costruzione di un robusto ponte.

Per secoli in Collio le vigne continuarono a produrre un vino ottimo e abbondante, che raggiungeva Venezia e, con le navi della Serenissima, tutto il bacino del Mediterraneo. In più, su carri a cavalli dalle enormi botti, Vienna, Parigi, perfino la corte degli zar a Mosca.

L’unica “novità”, in questo tranquillo scorrere di epoche, fu rappresentata, nel 1869, dall’arrivo di un nobile francese, il conte Theodore de la Tour, che introdusse nuovi vitigni: il sauvignon, lo chardonnay… la terra di quel luogo benedetto da Bacco li accolse e li assimilò, ove possibile migliorandoli.

Poco più di 20 anni dopo, però, sembrava che il lavoro di de la Tour dovesse andare perso per sempre, insieme con quello millenario dei contadini del posto: la terribile fillossera bruciò, con le viti di tutta Europa, anche quelle del Collio. Che allora (1891) era sotto la dominazione austriaca.

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Il governo di Vienna fu tra i più lesti a recepire l’unico rimedio: l’innesto dei vitigni europei su ceppi di vite americana. Il Collio, così, fu tra i primi territori vinicoli a riprendere la produzione. Come fu tra i primi, in Italia, nel 1968, a ottenere la denominazione di origine controllata (Doc), dopo che, già nel 1964, aveva creato un Consorzio di tutela.

Ma basta parlare del passato. Ora torniamo al presente con un itinerario attraverso gli otto comuni (Gorizia, Capriva del Friuli, Cormons, Dolegna del Collio, Farra d’’Isonzo, Mossa, San Lorenzo Isontino, San Fiorano del Collio) che si dividono questo territorio magico, seguendo, naturalmente, la strada del vino, la prima aperta in Italia.

Partiamo da Gorizia, ma non subito, perché la città ospita numerosi monumenti da visitare, il castello (XI secolo) con lo splendido panorama e, poco lontano, la chiesetta di Santo Spirito. Inoltre il museo della Grande guerra, il museo della seta, il duomo (XVII secolo), la chiesa di Sant’Ignazio (XVII-XVIII secolo), la fontana di Nettuno (1756) e villa Coronini-Kromberg, con il suo splendido parco.

A pochi chilometri da Gorizia, Oslavia, famosa per la sua frutta: susine, pesche, ciliegie. L’ossario ospita i resti di 60mila caduti. Proseguendo, ecco San Fiorano, dominato dal Castello Formentini (XVI secolo), oggi accogliente e romantico albergo. Tappa successiva, Mossa: da visitare villa Codelli (XVII secolo) e la chiesetta di Santa Maria Assunta (1599).

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Passando per Gradisca, che è fuori dal Collio, si prosegue per Farra d’Isonzo, quindi per Capriva, con il castello della Spessa, del 1200, ricostruito nell’Ottocento, i cui sotterranei, dopo essere stai bunker degli austroungarici, sono finalmente stati adibiti a cantine di invecchiamento.

Vicino al castello c’è anche la Vittoriana (1869), la villa che si era fatto costruire il conte de la Tour. A 10 chilometri da Capriva, ecco Cormons, elevata al rango di città da Cecco Beppe nel 1910.

Interessanti le chiese, il duomo (XVIII secolo), Rosa mistica (XVIII secolo), Santa Maria (XIV secolo), San Giovanni Battista (XIV secolo), e i palazzi Locatelli (XVII secolo), che oggi ospita, oltre al Comune, l’Enoteca regionale e un ristorante, Devetag, Neuhaus e Waiz del Mestri.

I VINI
Sono oltre 200 i produttori di vini del Collio, per un totale di 19 tipi, sei rossi e 13 bianchi. Da ricordare, prima di affrontare la lettura del “catalogo” vinicolo di questo territorio, che i suoi bianchi godono di una caratteristica peculiare: quasi tutti sopportano l’invecchiamento fino a 10 e più anni, durante i quali migliorano, esattamente come i rossi.

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I ROSSI
COLLIO ROSSO – Riservato esclusivamente alle annate di grande spessore, si ottiene dall’unione dei più pregiati vitigni a bacca rossa del Collio, secondo il “terroir” e l’esperienza dei vignaioli. Ne deriva un vino di grande pregio e finezza, di corpo e strutturato, molto persistente, adatto all’invecchiamento e alle grandi occasioni. Può essere elevato in vetro, affinato in botte grande, in barrique.

COLLIO CABERNET – È ottenuto da Cabernet franc e sauvignon in percentuali differenti. Il colore, rubino rosso, con l’invecchiamento assume toni granati. Il profumo rileva un leggero erbaceo, moderato da sentori floreali.

Il sapore è asciutto, armonico, generoso e presenta una solida struttura che lo rende adatto all’invecchiamento. L’ideale con l’eccellente selvaggina locale.

COLLIO CABERNET FRANC – È particolarmente apprezzato sia giovane, per la sua fragranza, che dopo un breve invecchiamento. Colore rosso rubino, con riflessi dal violaceo al granato secondo l’età; profumo erbaceo caratteristico “foxy”, intenso, sostenuto, armonico e distinto. Accompagna arrosti di pollame nobile, selvaggina, carni rosse alla brace.

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COLLIO CABERNET SAUVIGNON
– Colore rosso rubino carico che invecchiando tende al granato. Il profumo intenso ricorda la viola mammola e il glicine. Al palato si presenta di buona struttura, leggermente tannico, gradevole e armonico. È particolarmente adatto all’invecchiamento, anche in piccoli fusti. Perfetto con carni rosse e cacciagione.

COLLIO MERLOT – Colore rosso rubino, non troppo intenso, ma vivace, con riflessi granati nel “Riserva”. Il profumo è gradevole e caratteristico. Il sapore è morbido, corposo, persistente e vellutato. Si accompagna con primi piatti saporiti, carni rosse, intingoli, selvaggina.

COLLIO PINOT NERO – Colore rubino tenue ma elegante, profumo personalissimo e delicato; al palato si presenta di giusto corpo, armonico. Si abbina ai risotti, primi piattino sughi di carne, lessi di pollame nobile e spiedi di carni bianche. 

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I BIANCHI
COLLIO BIANCO
– È l’essenza del territorio, della sua storia, delle sue peculiarità. L’assemblaggio, la maturazione, l’affinamento sono custoditi gelosamente da ogni singolo viticoltore che nel Collio bianco ha il proprio punto d’orgoglio, la vera anima del territorio. Le caratteristiche vanno quindi scoperte di volta in volta e anche gli abbinamenti seguono le particolarità di ogni etichetta.

COLLIO MALVASIA – Colore paglierino chiaro con riflessi verdognoli. Il profumo è netto, dal lieve aroma caratteristico che ricorda la frutta esotica e il pepe bianco. Al palato si presenta asciutto, fresco, vivace e di buon corpo. Ottimo aperitivo, accompagna bene minestre, risotti e pesce anche grasso.

COLLIO PICOLIT – Vino nobile e rarissimo, dal colore giallo paglierino con riflessi dorati più o meno intensi, profumo coinvolgente e piacevole che ricorda i fiori di campo e il miele d’acacia. Il sapore è dolce, ampio e vellutato. Vino da conservazione.

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COLLIO PINOT BIANCO – Colore paglierino e profumo delicato, fruttato, intenso. Il sapore è asciutto e corposo., ma morbido e distinto. Ottimo a centro pasto, con risotti, minestre di verdure, preparazioni a base d’uova o pesce.

COLLIO PINOT GRIGIO – Colore paglierino con vaghi riflessi cinerini. Il profumo è intenso, gradevole e personale. Al palato mostra una solida struttura, di grande persistenza. Consigliato a centro pasto per minestre ricche, risotti di carni leggere, lessi di carne bianca o di pollo. Vino da intenditori.

COLLIO RIBOLA GIALLA – La sua presenza nel Collio è ampiamente documentata fin dai tempi antichi. Presenta un colore paglierino vivace e profumo elegante e intenso. Il sapore è vivace e armonico. Se vinificata in legno o macerata, sarà più rotonda, con note più intense. Predilige frutti di mare e piatti delicati di pesce. 

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COLLIO SAUVIGNON – Colore paglierino talvolta tendente al dorato, sempre con riflessi lievi verdognoli. Il profumo, intenso e caratteristico, ricorda i sapori mediterranei (timo, origano, salvia, foglia di pomodoro) e il sambuco. Al palato si rivela asciutto, di buona struttura, generoso. Accompagna risotti di primizie, primi piatti sostanziosi, speziati, frutti di mare e crostacei.

COLLIO TOCAI FRIULANO – Colore paglierino con piacevoli caratteristici riflessi verdognoli e un profumo personale, con delicato aroma fresco vegetale e sentore di mandorla. Il sapore è pieno, di corpo, armonico. Si accosta a piatti di pesce e al prosciutto locale.

 

 

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