A Vulci i predatori del'arte

Menade e SilenoFino al 31 dicembre 2013 il Castello della Badia di Vulci (VT), sede del Museo archeologico nazionale, ospita la mostra I Predatori dell'Arte e il Patrimonio ritrovato: le storie del recupero.

Già allestita nel 2012 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, la mostra viene ora ripresentata in una delle aree più colpite dagli scavi clandestini, la città etrusco-romana di Vulci. E' dedicata, infatti, al patrimonio archeologico disperso, a causa degli scavi di frodo, fin dagli anni '70 del secolo scorso e recuperato a seguito di un sequestro operato in Svizzera nel 1995 ad opera del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Tale importante successo contro i "predatori dell'arte" si deve alla complessa attività di indagine, alla quale la Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Etruria meridionale ha partecipato attivamente al fianco della Procura della Repubblica di Roma e del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Questa edizione riserva una particolare attenzione ai reperti provenienti da Vulci, selezionati tra gli oltre 3000 reperti sequestrati al Porto Franco di Ginevra, per la maggior parte provenienti da scavi clandestini eseguiti in Etruria e in Puglia.

Nelle varie sezioni vengono messe in evidenza le rotte del traffico illecito, l'attività di ripulitura dei materiali che passavano per le mani di diversi trafficanti e gli ingegnosi sistemi attuati per raggiungere la destinazione finale più ambita, quella dei musei stranieri, in particolare americani. Sarà l'occasione per ripercorrere il lungo viaggio compiuto dai materiali archeologici, finalmente rientrati dopo diverse vicissitudini, nel loro luogo di origine.

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