I valori nello sport

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Pedagogista, educatore e presidente della Fondazione Exodus Onlus, don Antonio Mazzi ha da sempre uno sguardo attento alla nostra società. Ha rivolto in particolare dure critiche al mondo del calcio, assistito dalla sua innata verve di comunicatore. Una chiacchierata con lui per conoscere la sua opinioni sul calcio di oggi e i valori da riscoprire.

Don Mazzi, da dove ha origine la sua passione per il calcio?
Il calcio in Italia è il primo sport, e io ho sempre giocato a pallone, sin dal liceo. Quando poi sono diventato prete e mi sono ritrovato a Roma, facevo giocare i ragazzi prima del catechismo. I preti di oratorio giocano e fanno giocare. Devo aggiungere che mi piaceva molto anche il tennis.

Qual è la sua idea sul calcio di oggi?
A Roma sono stato un consulente nazionale del Csi, il Centro sportivo italiano. Il momento di difficoltà che vive ora il calcio è comune a tutte le aggregazioni giovanili: ormai non esistono più. Una volta c’erano le piazze dei paesi, poi ci sono stati i movimenti politici a raggruppare migliaia di persone. Oggi queste occasioni di unione e condivisione mancano.
Quindi è determinante il fatto di trovarsi insieme?
Importantissimo. Noto che c’è incapacità di aggregarsi. Se accade, spesso lo fanno per rovinare e fare dei danni. Bisogna trovare delle nuove occasioni per far stare insieme serenamente le persone.
Lo stadio è un luogo di ritrovo. Ma sempre più spesso ormai vengono chiusi alle tifoserie...
Non sono d’accordo a chiudere gli stadi. Bisogna risolvere i problemi in altra maniera. I soggetti pericolosi saranno un migliaio: si possono individuare, punendo solo loro.
Perché si chiudono le curve?
Dobbiamo smettere di pensare di consegnare l’ordine pubblico in mano alla polizia. Bisogna affrontare, e io lo sto già facendo, le tifoserie del Nord (come Juve, Milan, Inter) e far capire loro di isolare il 10% di “matti” che hanno al loro interno.
E’ un problema che riguarda solo il carattere delle tifoserie o è un discorso più ampio?
Bisogna capire se dietro a loro ci sono correnti politiche o no. I politici non devono usare i tifosi. Ma sono gli stessi capi ultrà che devono impartire disciplina e isolare chi non fa del tifo sano. Se non riescono loro stessi a mettere a fuoco i soggetti pericolosi, non ci saranno altri mezzi.
La sua visione è ottimista o dobbiamo essere invece pessimisti?
C’è da dire che è aumentato il malessere, anche fuori dallo stadio, non necessariamente dentro. Un popolo come l’Italia ha superato il terrorismo, vuoi che non riusciremo a sconfiggere questo?! Lo dobbiamo fare per salvare lo sport, il calcio e tutti noi.
Quali sono i valori da apprendere dal mondo del calcio?
Sono la vera disciplina, il coordinamento tra corpo e anima, il grande lavoro di gruppo, il darsi delle regole e accettarle, lo spirito della festa. Dove non c’è festa non c’è sport.
Vuole fare un appello ai nostri lettori?
Innanzitutto vorrei lanciare un messaggio ai calciatori: quello di non manifestare negativamente, invitandoli a essere atleti con comportamenti degni dei valori che incarnano, prima di essere giocatori, bisogna essere uomini. E i calciatori sono molto capricciosi, oggi è necessaria molta autodisciplina.
Cosa pensa della classe arbitrale?
Di essere abbastanza intelligenti, per evitare che succedano fatti ed episodi sbagliati in seguito al loro operato.
E invece dei dirigenti?
Che abbiano il coraggio di fermarsi, mettersi insieme e agire riflettendo.
Concludiamo allora con un pensiero…
Una nazione che trasforma lo sport in violenza è una nazione incivile. E con il mondo facciamo una figura pessima!

 

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