Milano Moda Uomo 2015-16, più micio che macho

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Voglia di tenerezza sulle passerelle della fashion week maschile di Milano per l'autunno-inverno 2015-16. Il nuovo hipster, romantico e un po' bohémien, si rifà il guardaroba con chili di cachemire, cappotti cocooning, zainetti portati sia davanti che dietro in modo vagamente ambiguo, felpe da nababbo.

Il suo guardaroba comprende anche cappotti rosa confetto e geranio, velluti preraffaelliti e byroniani, pantaloni a vita altissima quasi anni '80, montoni maestosi ma arrendevoli, divise contemporanee private di ogni supponenza.

Per chi non l'avesse capito, l'uomo torna alle radici della sua virilità anti-borghese e riscopre il diritto al colore e ai decori sontuosi ma soprattutto riesuma il casual, nobilitando lo sportswear da città.

Alla fine è proprio il leisurewear quello che oggi esce più facilmente dai negozi, in omaggio a un pubblico sicuramente più giovane e sensibile a temi di tolleranza e gentilezza, ma anche bellezza e dinamismo.

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Ciò significa però la rinuncia al piumino che, quando c'è, è completamente trasformato, doppiato di astrakan per esempio e comunque invisibile. Astrakan e pelliccia in generale, altro grande sinonimo di eleganza per un maschio rinnovato, da 'Grande Freddo'.

Magari un filo decadente, ma anche amante della natura come l'uomo di Fendi avvolto in giacche di 'camoscio scolpito' che, nella frenesia dei suoi impegni quotidiani, trova il tempo per fermarsi in un parco all'interno della metropoli e perché no? disteso su un plaid addentare una mela.

Quella stessa mela sgranocchiata che campeggia come simpatico gadget fra le borse di nuova concezione all'insegna di un comfort lussuoso.

La moda maschile è cambiata lo scorso secolo proprio quando l'uomo ha manifestato il desiderio di comodità oltre le divise e oggi quello scenario suona sempre più familiare.

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Persino i duri hanno il cuore tenero come il killer pentito Keanu Reeves protagonista al cinema di 'John Wick', nelle sale in questi giorni, che somiglia un po' al Jean Reno di 'Leon': ed eccoci agli anni'90 e qui i riferimenti al decennio pulp proliferano in passerella.

La prima grande citazione di quella decade un po' confusa (e felice?), a parte il gilet e le forme delle scarpe molto voluminose (tutte da alta quota ma rimodellate per usi sportivi e urbani), è il genderless, ovvero l'assenza di confini netti e incisivi fra uomo e donna.

Ci hanno giocato un po' tutti. Qualcuno, come Giorgio Armani, scommettendo sull'unisex ma con le dovute accortezze, perché come sottolinea lo stilista, ciò che di maschile sta bene a lei, viceversa per il canone dell'inversione dei ruoli su di lui potrebbe risultare ridicolo.

Altri come Miuccia Prada, sostengono che spesso il punto di partenza per la sua collezione di moda maschile è immaginarsi come certi capi starebbero indosso a una donna: il contesto dell'identità di genere diventa pregnante.

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Perché la moda è anzitutto libertà creativa e quindi liberazione. E liberato lo è senz'altro l'uomo di Gucci, disegnato dal neo direttore creativo del marchio fresco di nomina Alessandro Michele, quarantenne, ex braccio destro di Frida Giannini.

Con lui sembra di essere negli anni '70 di Walter Albini e di una certa estetica retrò, un po' Grande Gastby, un po' garçonne (nella sfilata non mancano vari capi femminili).

Camicie col fiocco, pizzo, seta, stampe vintage, mocassini doppiati di pelliccia formano lo statement un po' dandy di Gucci per il nuovo corso della griffe di Kering che sicuramente sorprende.

Pizzi e stravizi sartoriali Made in Sicily per Dolce&Gabbana che osa il velluto punteggiato da coroncine dorate, i completi stile Ludwig/Tancredi tutti un ricamo, un arabesco, un broccato.

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I due ragazzi credono molto nella sartorialità anche quando potrebbe avere accenti casual: gli abiti neri firmati dalla mitica coppia, con tanto di giacca doppiopetto, non hanno proprio nulla di casuale. Semmai il loro è un discorso intergenerazionale: a ogni età la sua bellezza e il suo abito fatto come si deve.

E sono fatti ad arte anche i completi formali ma dal fit più scivolato e meno fascianti sul corpo disegnati da Donatella Versace per un uomo sensuale e romantico, duro solo all'apparenza proprio come deve essere.

Un uomo ammantato di cappotti doppi e di completi atletici in total cachemire dove il lato B è sempre protagonista ma senza volgarità.

E soprattutto senza orpelli, stampe o ricami: l'uomo Versace può esprimere il suo spirito controcorrente anche con uno smoking o un paltò di cammello. Alla fine é l'essenza, sempre trasgressiva, quella che conta.

Augusto De Angelis

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