Valentino: l'ultimo imperatore

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Nomen omen, un nome un destino. Lo ha sottolineato anche Eugenia Sheppard, la grande fashion editor dello Herald Tribune.

Ha scritto: «Per la seconda volta nella storia le donne fremono per un giovane uomo di nome Valentino: stavolta però non è un divo latino ma un grande designer che vive e lavora a Roma».

E Valentino Clemente Ludovico Garavani, nato nel 1933 nell'operosa Voghera come Alberto Arbasino, aveva già carpito fin da bambino i segreti dell'arte di sedurre le donne, quando sognava il glamour delle star della celluloide.

E così lascia la provincia per apprendere la perizia nel taglio a Parigi prima alla Chambre Syndicale de la Couture e poi in atelier.

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Frequenta la scuola del greco Jean Dessès, maestro del drappeggio e infine quella di Guy Laroche, da cui mutua il nitore della linea modernista.

È del giovane enfant prodige italiano la geniale intuizione di esportare in Italia alla fine degli anni Cinquanta - allora patria delle maggiorate e della Hollywood sul Tevere - la silhouette 'a matita'.

Una linea tipicamente francese per donne snelle ed elegantissime come la contessa Jacqueline de Ribes che lo introduce nei salotti più blasonati di Parigi.

Sua anche quella tonalità di rosso incandescente dai toni aranciati, destinata a diventare famosa come il rosso Tiziano.

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Il 'rosso Valentino' che il grande couturier racconta di aver scoperto a Barcellona al teatro dell'Opera quando, ancora studente, viene ammaliato da un gruppo di donne vestite solo di quel colore.

Nel 1959 apre il suo primo atelier in via Condotti; nel frattempo ha luogo l'incontro che gli cambia la vita: quello con Giancarlo Giammetti.

Laureato in architettura ma digiuno di couture, diventerà il suo alter ego per la crescita internazionale del business della maison.

Dopo il clamoroso debutto sulla passerella della Sala Bianca di Firenze nel 1962, Valentino incontra la donna della sua vita: la sofisticata Jackie vedova Kennedy, francofila come lo stilista.

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L'ex first lady convola a nozze con il magnate greco Aristotele Onassis in un Valentino di pizzo beige a balze plissettate nel 1968.

Nello stesso anno a lei il grande creatore dedica la celebre collezione bianca che decreta il suo successo planetario.

Da allora oltreoceano e in tutto il mondo è proclamato "The chic" per i suoi ricami ispirati alle Arti Applicate, per le sue esotiche fantasie animalier, per i suoi fiocchi capricciosi, e i suoi gattopardeschi abiti da ballo.

E il suo nome e la sua "V" come Vittoria scandiscono i momenti fondamentali della storia di donne leggendarie: Farah Diba abbandona Teheran con un suo cappotto di cachemire bordato di zibellino.

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Anche Liz Taylor è fasciata da un suo abito quando incontra Richard Burton, Jessica Lange, Sofia Loren e Julia Roberts ritirano gli Oscar con i suoi favolosi abiti di gala. Esteta dichiarato vive e lavora in dimore regali, fra Roma, New York, Capri e Gstaad.

Dopo la cessione della maison prima alla Hdp di Cesare Romiti, poi ai Marzotto e infine al fondo del Qatar Mayhoola dà l'addio all'alta moda nel 2007.

Dalla fine del 2008, dopo la breve parentesi in ufficio stile di Alessandra Facchinetti, il testimone creativo dell'azienda passa definitivamente alla coppia che lo ha affiancato per anni nella creazione degli accessori, gli stilisti Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

Con i due designer, formatisi negli atelier di Fendi e che creano anche le collezioni da uomo, la jet-setter di Valentino volta pagina e ringiovanisce.

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Calza tacchi bassi, abolisce scolli, fiocchi e spacchi vertiginosi per una silhouette concettuale, romantica, più lineare e intimista basata su ricami fastosi di grande fattura.

Ma anche sull'inconfondibile rosso, su fogge etno-chic e su accessori must come le scarpe rock stud dalla linea bon ton ma ornata di borchie, vero bestseller di vendite accanto alla linea mimetica e ai pizzi patchwork.

Insieme alle borse di culto e alla linea diffusione Red Valentino, questi feticci di lusso trainano tuttora il successo planetario della maison le cui creazioni d'archivio sono visibili sul suo nuovo museo virtuale da poco lanciato a New York.

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