La Giornata del Cappone riunisce il meglio degli chef campani

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Si è svolta a Conca della Campania (CE) il 16 dicembre 2018 la Giornata del Cappone, incontro cultural gastronomico organizzato dall'Albero Fiorito, associazione che ha lo scopo di promuovere le eccellenze del territorio campano.

La giornata, presentata da Veronica Maya, è iniziata con l'incontro con alcuni produttori del comprensorio: Mario BascoAzienda Vinicola I Cacciagalli di Teano; Roberta Creta - Lo zafferano di Pietra Vairano; Antonio Di Mattia - Distillati Berola di Portico di Caserta; Nando Maciariello - Frantoio Maciariello; Antonietta Melillo - Cipolla di Alife; Mario Parente - Azienda Agricola Verticelli di Vairano e Anna Zeppetella - Lupino gigante di Vairano.

Subito dopo i presenti hanno degustato i piatti a base di cappone realizzati dagli chef intervenuti:

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1) Nino di Costanzo, Ristorante Dani Maison di Ischia (NA). Tortellini ripieni di coniglio in brodo di cappone;
2) Angelo D'Amico, Locanda Radici di Melizzano (BN). Bauletto alla mela annurca.
3) Franco Pepe, Pepe in grani di Caiazzo (CE) - Pizza fritta con stringata di Berardino Lombardo, ricotta di bufala Campana DOP e grattugiata di buccia di limone.

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4) Paolo Barrale. Uovo con cipolla di Alife e stringata di Berardino Lombardo.
5) Stefano Mazzone, Executive Chef del Quisisana di Capri (NA). Cappone ripieno con Lupino gigante di Vairano e castagne di Roccamonfina.
6) Mimmo Di Raffaele, Hotel Caruso di Ravello (NA). Risotto alla zafferano di Pietra Vairano con guanciale di manzo e liquirizia di Rossano Calabro.

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7) Francesco Sposito, Taverna Estia Brusciano (NA). Capuccio di Patate e funghi con cappone confit e polvere di cipolla caramellata.
8) Berardino Lombardo, Terre di Conca di Conca della Campania (CE). Padrone di casa. Minestra maritata con erbe di campo (scarole, cicoria, cardo, torsella) e straccetti di cappone.
9) Giuseppe Iaconelli, Caseificio Optimum Sancti Petri di San Pietro Infine (CE). Selezione di formaggi di produzione artigianale.

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10) Antonio Cascone, Il Giardino dei Cesari di Gragnano (NA). Selezione di dolci e panettone cacio e pere, novità assoluta.

La giornata si è conclusa con 'incontro dal titolo "Alimenti e salute: viaggio fra falsi miti, credenze e luoghi comuni, alla scoperta del potere riarmonizzante della musica" a cura del professor Michele Scognamiglio e del maestro Peppe Vessicchio.

Il professor Scognamiglio ha presentato anche il suo ultimo libro dal titolo "Sorsi di salute, il vino senza frasca".

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La giornata è stata organizzata dall'associazione gastronomica culturale L'Albero Fiorito Food Club.

L'Albero Fiorito è il frutto della storia e dei saperi molto differenti fra loro di Giuseppe Iaconelli,  Bernardino Lombardo con Tonino Casale e Fofò Ferriere, tutti accomunati dalla terra vulcanica in cui sono nati e sono cresciuti. 

Tre esperienze diverse: Giuseppe Iaconelli, produttore e affinatore di formaggi, Berardino Lombardo, cuoco contadino e Fofò Ferriere cultore del pomodoro vesuviano e gastronomo. 

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I tre soci fondatori sono da tempo impegnati a difendere e rilanciare l'eccellenza della tradizione, dei territori dei prodotti e dei saperi.

Conca della Campania è un paese del versante nordorientale dell'antico vulcano spento di Roccamonfina. Conca della Campania si estende su una dorsale collinare incisa dal torrente Maltempo, affluente del Volturo. 

La posizione del sito, di grande importanza per il controllo delle vie di penetrazione dal Lazio alla Campania, rende ipotizzabile la presenza umana nell'area fin dall'Eneolitico: reperti di tale periodo sono stati rinvenuti nell'area. 

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Secondo gli antichi storici greci i primi abitanti del territorio furono gli Ausoni, dai quali in età storica derivarono gli Aurunci, raccolti in pagi e vici. 

In seguito la stirpe dei Sidicini di Teano si sostituì a quella degli Aurunci, e, dopo le guerre sannitiche, vi fu l'assoggettamento definitivo alla potenza romana. 

Il paese ha preso probabilmente il nome dalla posizione in cui è sorto. Antico possesso dell'Abbazia di Montecassino, nell'884 subì le incursioni dei Saraceni e, nel X secolo, fu ceduto al conte di Teano. 

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Il secolo successivo l'abate Atenolfo ne richiese la restituzione e nel 1066 fu ceduto a Riccardo I, conte di Aversa. Nel 1269, sotto Carlo I d'Angiò, Conca faceva parte della Contea di Teano

A metà del Quattrocento, sotto il regno degli Aragonesi, Conca divenne feudo dei Marzano ma, poiché questi tennero un atteggiamento ostile nei confronti di Ferrante, il re tolse loro il feudo e lo acquisì in un primo momento ai beni della corona.

Il re dcise poi di assegnarlo, nel 1467, ai Di Capua, che nel 1481 ottennero il titolo di principi. 

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Verso la fine del Settecento ai Di Capua successero gli Invitti, che tennero ininterrottamente il potere fino all'eversione della feudalità.

All'ingresso del paese sorge il Castello, molto rimaneggiato, edificato forse prima del X secolo.

Il corpo superstite della fabbrica, caratterizzato da torri quadrate, rivela la trasformazione dell'edificio da fortilizio in palazzo residenziale, effettuata nel corso del Cinquecento.

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Di quel periodo sono il bel portale rinascimentale, l'androne, nella cui volta è uno stemma gentilizio, e un ciclo di affreschi.

Altre modifiche furono apportate alla fine del Settecento: dalla scala a doppia rampa che conduce agli appartamenti nobili alle carceri, alla scuderia, al posto di guardia. 

Tra gli ambienti ancora conservati è la cappella ottocentesca, decorata alla parete dell'altare da due medaglioni in stucco con le immagini dei santi Vincenzo e Domenico. 

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Sull'altare maggiore è una nicchia ove è conservata una statua della Madonna della Libera in cedro del Libano. 

Di particolare interesse è la Collegiata di San Pietro, chiesa della seconda metà del XV secolo.  

La facciata si sviluppa su due ordini di paraste. Il primo ha tre portali: quello centrale con timpano triangolare, quelli laterali con lunetta. L'ordine superiore ospita tre finestre ed è concluso da un timpano triangolare. 

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